Fin dai tempi dell’antica Grecia è stato descritto un disturbo che provocava paure irragionevoli in soggetti sani di mente.
La parola panico deriva dal nome di Pan, una divinità della mitologia greca, che induceva un improvviso ed intenso stato di terrore nei viandanti (vedi figura).
Il disturbo di panico (DP) rientra fra i disturbi psichici più frequenti, con una prevalenza nel corso della vita di circa il 2%; negli ambienti medici generali, le percentuali di prevalenza variano dal 10 al 30%, e circa il 10% dei pazienti inviati per un consulto psichiatrico ne sono affetti.
La sua incidenza nella popolazione femminile è circa il doppio rispetto a quella maschile.
Può comparire ad ogni età, ma più spesso esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. Il decorso è solitamente cronico con un’alternanza di periodi di crisi e di remissioni che talvolta durano anni. Alcuni soggetti possono manifestare un andamento clinico continuativo.
I soggetti affetti da DP sono spesso incompresi da familiari, amici e colleghi di lavoro, che minimizzando la gravità della sintomatologia riferita, possono contribuire a ritardare un tempestivo invio allo specialista per le cure necessarie. Un trattamento inadeguato, o mancato, comporta un maggior rischio di cronicizzazione della patologia; tale esito può risultare molto invalidante per il soggetto, inducendo una notevole compromissione del funzionamento sociale e lavorativo.
Il DP si caratterizza per la presenza di ricorrenti attacchi di panico.
Per attacco di panico si intende un episodio improvviso di terrore inaspettato accompagnato da sintomi fisici: è la forma più acuta, più intensa, più circoscritta temporalmente, di ansia; assume la caratteristica della crisi, cioè insorge rapidamente ed improvvisamente; si associa alla sensazione di pericolo incombente o alla convinzione che siano imminenti la perdita di controllo, la morte o la pazzia.
Durante l’attacco si possono presentare i seguenti sintomi:
1) palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia;
2) sudorazione;
3) tremori;
4) respiro affannoso o sensazione di soffocamento;
5) sensazione di asfissia;
6) senso di costrizione o dolore al petto;
7) nausea o disturbi addominali;
8) sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;
9) impressione di essere distaccati da se stessi, o che le cose intorno non siano reali;
10) paura di perdere il controllo, o di impazzire;
11) paura di morire;
12) formicolii alle mani o ai piedi;
13) brividi o vampate di calore.
Perché un episodio sia diagnosticabile come attacco di panico devono essere presenti almeno 4 dei 13 sintomi elencati.
Un attacco di panico dura di solito da 5 a 30 minuti e la maggiore gravità dei sintomi si ha dopo circa 10 minuti.
Può manifestarsi anche durante il sonno e svegliare il soggetto.
I primi episodi di panico sperimentati da un soggetto si imprimono in modo indelebile nella sua mente, in quanto si tratta di un’esperienza inattesa, molto spiacevole, spesso accompagnata dalla paura di svenire, di perdere il controllo, di morire o di impazzire; in genere la persona cerca di allontanarsi dal contesto in cui si è verificato l’episodio, sperando, in questo modo, che il panico cessi.
Spesso le crisi d’ansia in soggetti predisposti sono secondarie ad avvenimenti stressanti, in particolare, esperienze di perdita o di minaccia, tuttavia non si verificano durante il periodo di stress, ma quando esso è stato superato, ovvero quando si allenta la tensione emotiva.
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