lunedì 1 ottobre 2007

xanax

L'Alprazolam è un ansiolitico della famiglia delle benzodiazepine, viene usato contro gli attacchi di panico e diversi disturbi da ansia.

L'Alprazolam è un ottimo farmaco contro gli attacchi di panico, ne attenua i sintomi (tachicardia, malessere, sudorazione), ma deve esserne evitato l'uso prolungato oltre le due settimane perché il farmaco induce dipendenza.

In situazioni di emergenza cioè durante gli attacchi di panico il farmaco assunto in dosi opportune entro 30-40 minuti può risolvere la situazione. A causa della dipendenza da Alprazolam come per le altre benzodiazepine è importante la sospensione graduale del farmaco in modo da portare, entro due settimane alla completa sospensione. La tolleranza (bisogno di aumentare la dose per sentire gli effetti della sostanza) sopravviene dopo lunghi trattamenti. Risulta avere una emivita valutabile in 6-8 ore.

descrizione dettagliata

La caratteristica essenziale del Disturbo di Panico è la presenza di Attacchi di Panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro Attacco di Panico.
La persona si preoccupa delle possibili implicazioni o conseguenze degli Attacchi di Panico e cambia il proprio comportamento in conseguenza degli attacchi, principalmente evitando le situazioni in cui teme che essi possano verificarsi.
Il primo Attacco di Panico è generalmente inaspettato, cioè si manifesta "a ciel sereno", per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso.
Per la diagnosi sono richiesti almeno due Attacchi di Panico inaspettati, ma la maggior parte degli individui ne hanno molti di più.
La frequenza e la gravità degli Attacchi di Panico varia ampiamente. Ad esempio alcuni individui presentano attacchi moderatamente frequenti (per es., una volta a settimana), che si manifestano regolarmente per mesi. Altri riferiscono brevi serie di attacchi più frequenti (per es., quotidianamente per una settimana) intervallate da settimane o mesi senza attacchi o con attacchi meno frequenti (per es., due ogni mese) per molti anni.
Vi sono anche i cosiddetti attacchi paucisintomatici, molto comuni negli individui con Disturbo di Panico, che sono degli attacchi in cui si manifestano soltanto una parte dei sintomi del panico, senza esplodere in un vero attacco. La maggior parte degli individui con attacchi paucisintomatici, tuttavia, hanno avuto Attacchi di Panico completi in qualche momento nel corso del disturbo.
Gli individui con Disturbo di Panico mostrano caratteristiche preoccupazioni o interpretazioni sulle implicazioni o le conseguenze degli Attacchi di Panico. Alcuni temono che gli attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, pericolosa per la vita (per es., cardiopatia, epilessia). Nonostante i ripetuti esami medici e la rassicurazione possono rimanere impauriti e convinti di avere una malattia pericolosa per la vita. Altri temono che gli Attacchi di Panico indichino che stanno "impazzendo" o perdendo il controllo, o che sono emotivamente deboli. La preoccupazione per il prossimo attacco o per le sue implicazioni sono spesso associate con lo sviluppo di condotte di evitamento che possono determinare una vera e propria Agorafobia, nel qual caso viene diagnosticato il Disturbo di Panico con Agorafobia.

un po' di storia

Fin dai tempi dell’antica Grecia è stato descritto un disturbo che provocava paure irragionevoli in soggetti sani di mente.
La parola panico deriva dal nome di Pan, una divinità della mitologia greca, che induceva un improvviso ed intenso stato di terrore nei viandanti (vedi figura).
Il disturbo di panico (DP) rientra fra i disturbi psichici più frequenti, con una prevalenza nel corso della vita di circa il 2%; negli ambienti medici generali, le percentuali di prevalenza variano dal 10 al 30%, e circa il 10% dei pazienti inviati per un consulto psichiatrico ne sono affetti.
La sua incidenza nella popolazione femminile è circa il doppio rispetto a quella maschile.
Può comparire ad ogni età, ma più spesso esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. Il decorso è solitamente cronico con un’alternanza di periodi di crisi e di remissioni che talvolta durano anni. Alcuni soggetti possono manifestare un andamento clinico continuativo.
I soggetti affetti da DP sono spesso incompresi da familiari, amici e colleghi di lavoro, che minimizzando la gravità della sintomatologia riferita, possono contribuire a ritardare un tempestivo invio allo specialista per le cure necessarie. Un trattamento inadeguato, o mancato, comporta un maggior rischio di cronicizzazione della patologia; tale esito può risultare molto invalidante per il soggetto, inducendo una notevole compromissione del funzionamento sociale e lavorativo.
Il DP si caratterizza per la presenza di ricorrenti attacchi di panico.
Per attacco di panico si intende un episodio improvviso di terrore inaspettato accompagnato da sintomi fisici: è la forma più acuta, più intensa, più circoscritta temporalmente, di ansia; assume la caratteristica della crisi, cioè insorge rapidamente ed improvvisamente; si associa alla sensazione di pericolo incombente o alla convinzione che siano imminenti la perdita di controllo, la morte o la pazzia.
Durante l’attacco si possono presentare i seguenti sintomi:
1) palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia;
2) sudorazione;
3) tremori;
4) respiro affannoso o sensazione di soffocamento;
5) sensazione di asfissia;
6) senso di costrizione o dolore al petto;
7) nausea o disturbi addominali;
8) sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento;
9) impressione di essere distaccati da se stessi, o che le cose intorno non siano reali;
10) paura di perdere il controllo, o di impazzire;
11) paura di morire;
12) formicolii alle mani o ai piedi;
13) brividi o vampate di calore.

Perché un episodio sia diagnosticabile come attacco di panico devono essere presenti almeno 4 dei 13 sintomi elencati.
Un attacco di panico dura di solito da 5 a 30 minuti e la maggiore gravità dei sintomi si ha dopo circa 10 minuti.
Può manifestarsi anche durante il sonno e svegliare il soggetto.
I primi episodi di panico sperimentati da un soggetto si imprimono in modo indelebile nella sua mente, in quanto si tratta di un’esperienza inattesa, molto spiacevole, spesso accompagnata dalla paura di svenire, di perdere il controllo, di morire o di impazzire; in genere la persona cerca di allontanarsi dal contesto in cui si è verificato l’episodio, sperando, in questo modo, che il panico cessi.
Spesso le crisi d’ansia in soggetti predisposti sono secondarie ad avvenimenti stressanti, in particolare, esperienze di perdita o di minaccia, tuttavia non si verificano durante il periodo di stress, ma quando esso è stato superato, ovvero quando si allenta la tensione emotiva.

test valutazione dell'ansia

http://www.psiconline.it/settori/test/testansia.html (thanks psicoonline.it)

terapia

Il trattamento della crisi d'ansia consiste inizialmente nel creare una situazione ambientale rassicurante, capace di ridurre al minimo le stimolazioni che sono all'origine dello stato ansioso, e contemporaneamente nell'uso di farmaci tranquillizzanti. Attualmente esiste infatti una vasta gamma di psicofarmaci che consentono sempre di bloccare la crisi e di ridurre la tensione ansiosa persistente che spesso si prolunga oltre il termine della crisi. Sarebbe opportuno che la prescrizione di questi farmaci venisse fatta esclusivamente dai medici. Purtroppo invece l’uso delle benzodiazepine e dei farmaci di ultima generazione che agiscono anche sull’umore spesso e affidato ad una certa superficialità. Il ricorso alla psicoterapia deve essere sempre valutato con attenzione.

ansia e iperventilazione

Per quanto riguarda l’iperventilazione nell'ansia è interessante vedere come l’organismo può avere mancanza di ossigeno proprio per il fatto di respirare di più. Fatto, questo, che in un soggetto ansioso è piuttosto frequente. Quando l'ansia prende il sopravvento, se di ansia si parla, la respirazione corta provoca una aumentata frequenza del respiro, il quale a sua volta fa aumentare anche l'ansia stessa. Questo si traduce, oltre a un aumentato livello di ansia, anche in un'aumentata ossigenazione del sangue.

Sembra un paradosso eppure, per via di quello che viene definito effetto Verigo-Bohr, livelli di ossigeno troppo elevati nel sangue non permettono ai tessuti di recepire l’ossigeno di cui hanno bisogno, mentre al contrario, un livello maggiore di anidride carbonica permetterebbe all’ossigeno di passare nei tessuti. In un circolo vizioso tristemente noto a chi soffre di uno dei più noti disturbi d'ansia, quello degli attacchi di panico, questa mancanza di ossigeno nei tessuti aumenta la richiesta di aria nei polmoni, per cui la respirazione aumenta, il sangue viene ancor di più ossigenato in un circolo vizioso senza tregua finché il sovraccarico neurofisiologico riporta l’organismo, esausto, allo stato di riposo, in una temporanea tregua dall'ansia.

dap

Il DAP è caratterizzato dall'improvviso verificarsi di un senso di paura senza alcun motivo particolare o apparente, durante il normale svolgimento delle attività quotidiane.

La maggior parte degli attacchi di panico raggiunge la massima intensità entro 10 minuti ed i sintomi sono caratterizzati da iperventilazione, tremori, movimenti oscillatori,sensazione di caldo o di freddo, sudorazione profusa, nausea, palpitazioni, dolori al petto.

Alcuni presentano il fenomeno della depersonalizzazione ossia hanno la sensazione di trovarsi all'esterno del proprio corpo e di guardarsi dall'alto.

Altri hanno invece la sensazione che il proprio corpo sia irreale, in questo caso si parla di derealizzazione. Ogni attacco può provocare una preoccupazione sempre maggiore, chiamata ansia anticipatoria che può aumentare fino a colmare le ore o le giornate che separano un attacco da un altro.

Circa 1/3 dei giovani adulti ha almeno un attacco di panico tra 15 ed i 35 anni e, secondo il DSM IV dall'1.5 al 3.5% della popolazione mondiale sviluppa un disturbo da attacchi di panico nel corso della propria vita.

Sembra esserci una causa biologica a tutto ciò: trigger difettoso della parte del cervello che normalmente scatena la reazione di difesa allo stress o fuga: durante un attacco di panico il cervello segnala un pericolo che nella realtà non c'è. Esiste inoltre una predisposizione genetica e quindi familiarità per questo disturbo.

Il Dap si sviluppa e si aggrava gradualmente: inizialmente l'attacco o gli attacchi possono verificarsi improvvisamente, successivamente possono invece manifestarsi subito rima o subito dopo l'incontro con una persona, con un oggetto o con una situazione che determina ansia.

Con l'accrescersi dell'ansia anticipatoria molte persone preferiscono evitare i luoghi le situazioni in cui si sono manifestati precedenti attacchi sviluppando agarofobia, nonostante essi non sappiano bene di cosa abbiano paura: l'importante è evitare l'attacco.

Un esempio
Inizialmente questi soggetti possono svolgere normalmente la loro attività quotidiana, se gli attacchi proseguono, tuttavia, si assisterà ad una graduale eliminazione della propria vita di relazione e lavorativa fino alla totale inabilità.

Immaginiamo una giovane donna che non ha mai sofferto di ansia in passato che un giorno, d'improvviso, senza nessun segno premonitore, in una situazione di assoluta apparente normalità viva questo episodio.

In un momento qualsiasi e in un posto qualsiasi di una giornata qualsiasi ha, d'improvviso la sensazione di essere prossima alla sua morte.

Senza ragione viene assalita da giramenti di tasta, dolori di stomaco, oppressione del respiro, tremori a tutto il corpo, brividi, nausea: una tempesta neuro vegetativa dalla quale teme che non uscirà mai e che per quanto duri pochi minuti sembra eterna.

Questa persona al termine dell'attacco di panico cerca un sollievo da chiunque glielo possa dare: spiegandole cosa è successo, rassicurandola, dandole una pacca sulla spalla, dandole un farmaco o un consiglio che ridimensioni il terrore assoluto provato. La storia se non interviene intelligente e una terapia adatta, dura per tempi infiniti.

La prima preoccupazione sarà quella d'individuare la malattia fisica di cui soffre, e sarà senza risposta con il rischio di diventare ipocondriaci; la seconda sarà quella di mettere, inutilmente tra sé e il panico una distanza di sicurezza.

Per questo comincerà ad "evitare" cioè a non fare tante piccole grandi cose della vita quotidiana con la scusa che potrebbero farla stare male.
Alla fine gli evitante rimarrà solo la segreta aspettativa, mai corrisposta , che starsene chiusi dentro casa per il resto della vita, le eviterà gli attacchi.

La terza preoccupazione è quella di mantenere sempre un elevato livello di ansia anticipatoria, quella condizione fittizia di poter interferire, mantenendo un elevato livello di paura di avere paura con il decorso della malattia.

disturbo da ansia generalizzata

Disturbo da Ansia Generalizzata ( GAD )

Il GAD è caratterizzato da un costante, e peraltro ingiustificato, senso di preoccupazione verso qualsiasi evento che raggiunge una tale gravità da causare una sintomatologia che persiste per almeno sei mesi.

I sintomi che possono comparire in questa patologia sono:

  • costante inquietudine: i soggetti temono il peggio e non possono controllare il loro stato d'ansia e di apprensione
  • dolori muscolari aumento dello stato di vigilanza
  • insonnia
  • difficoltà di concentrazione
  • sudorazione, tachicardia, vertigini, diarrea, ecc
  • cefalea

    Questo disturbo può compromettere la qualità di vita delle persone che ne sono affette poiché esse vivono in uno stato di tensione continua:
    si preoccupano non solo per gli eventi quotidiani della vita, per lo stress a cui sono sottoposti ma per qualsiasi cosa: i familiari, la salute, la situazione economica, il lavoro, il mondo che li circonda.

    Un senso di ansia, a volte vago, altre greve, accompagna immancabilmente questi soggetti.
    Sono irrequieti, tesi, hanno difficoltà a concentrarsi, per quanto stanchi non riescono a sedersi, non riescono a riposare.

    La naturale conseguenza è un progressivo isolamento, prima dagli amici, poi dal lavoro, riducendo al minimo le proprie attività.

    Alcuni sviluppano un episodio di depressione maggiore per cui si rivolgono allo specialista, altri, preoccupati per la loro salute, iniziano iter diagnostici e terapeutici dispendiosi e del tutto inutili Se non riconosciuto e curato, il disturbo d'ansia generalizzato può protrarsi per molti anni riacutizzandosi nei momenti di maggiore stress.

    Un esempio
    Un signore di quaranta anni, normalmente tranquillo, capace di seguire il lavoro, la famiglia, il tempo libero, con buoni risultati e grande soddisfazione.

    Negli ultimi tempi sono aumentate le preoccupazioni sul lavoro e ha avuto qualche momento di difficoltà anche nel rapporto con gli altri, si sente più nervoso e meno concentrato, la sera fatica a prendere sonno e la mattina appena sveglio pensa con affanno a quello che dovrà fare durante la giornata.

    Racconta di avere una sensazione costante di affaticamento muscolare e di tensione psicologica; è sicuro che i piccoli avvenimenti della vita recente non possono essere la causa di questo disagio.

    Più cerca di ragionare per capire cosa sia successo e più s'innervosisce.
    Un circolo vizioso senza fine in cui le soluzioni che si propone complicano di più la sua vita.
    Soprattutto non si fa una ragione di alcuni segni fisici: una stretta alla nuca, l'irrequietezza, l'incapacità a stare fermo, alcuni formicolii, il minore appetito.
    E' come se fosse sempre pronto a partire per una gara ad una velocità a cui non si è mai iscritto.

    La diagnosi di ansia generalizzata viene dal fatto che non c'è nessuno dei sintomi comuni agli altri disturbi d'ansia.
    Non deve stupire il fatto che manchi una causa o un elemento scatenante, perché questo disturbo ha, come anche altri, la caratteristica di non poter riconoscere un motivo esterno che lo giustifichi.
    Ed è questa spesso la causa di maggiore preoccupazione per chi ne è affetto.

ALCUNI DISTURBI

Sintomi Fisici
Sintomi Psicologici
Tachicardia Disturbi del sonno
Alterazione della pressione sanguigna Paura
Crisi lipotimiche Irrequietezza
Tics Facile affaticamento
Pallore o rossore Difficoltà di concentrazione
Sudorazione Vuoti mentali
Tremore Senso di tensione muscolare
Acidità di stomaco
Crampi all'addome
Problemi respiratori
Stipsi
Diarrea
Vertigini